Vivendo la vita

Noi c’eravamo

Scritto il 7 mag, 2012 | 4 commenti

Quando vincevamo, sempre. Sul campo, più di tutti.
Quando siamo caduti.
Quando non sapevamo che fine avremmo fatto.
Quando l’abbiamo saputo, e l’abbiamo accettato. Lottando per rialzarci.
Quando siamo entrati in campo a Rimini.
Quando gli altri festeggiavano.
Quando noi stavamo a guardare.
Quando speravano che non saremmo mai tornati.
Quando abbiamo cominciato a risalire.
Quando non riuscivamo a ritrovare la strada.
Quando l’abbiamo ritrovata: vincendo.

Questa è la nostra festa, conquistata fino all’ultima goccia di sudore.
E’ la festa di tutti quelli che ci hanno sempre creduto.
E’ la festa di tutti voi tifosi juventini che al posto di abbandonarci avete fatto sentire ancora più forte la vostra voce.
E’ la festa di quelli che hanno esultato per un gol in serie B come per quello che è valso lo scudetto.
E’ la festa, perché no, degli avversari (non tutti) che ci hanno sempre rispettato.
E’ la festa di Balzaretti, Belardi, Bianco, Birindelli, Bojinov, Boumsong, Buffon, Camoranesi, Chiellini, De Ceglie, Giannichedda, Giovinco, Guzman, Kovac, Lanzafame, Legrottaglie, Marchionni, Marchisio, Mirante, Nedved, Palladino, Paro, Piccolo, Trezeguet, Venitucci, Zalayeta, Zanetti, Zebina. All. Deschamps.

E doveva finire così, non ho mai smesso di crederci.
Grazie a tutti, ragazzi. Godiamocela, ce la siamo meritata.
Io c’ero, voi c’eravate. Noi c’eravamo. E ci siamo, finalmente.
Siamo tornati.

Alessandro Del Piero

6 Maggio 2012: La Juventus è Campione d’Italia per la 30esima volta.

Sportivi, Eroi ma soprattutto: Uomini

Scritto il 3 mag, 2012 | 9 commenti

Uno dei motivi per cui amo lo sport e in particolare il calcio, è proprio dovuto alle tante emozioni che si vivono durante una gara.
Se solo si riuscisse a capire quanto lo sport sia lo specchio della vita, si avrebbe una percezione della realtà ancora più grande di quella che ci sforziamo di cogliere quotidianamente.
Una gara, per ogni sportivo, è un susseguirsi di emozioni che mettono in pari con la vita: ansia, tristezza, gioia sono stati d’animo che ogni giorno fanno parte di noi, e che riviviamo nell’arco di un evento sportivo.
Lo sport non è una formula matematica ma forza di intenti. Lo sport è gruppo, è coesione, è forza di volontà. Non sempre vincono i più forti, ma chi riesce ad avere i nervi saldi, a percepire la propria forza manifestandola al momento giusto. Vince chi riesce a mettere più cuore, superando gli ostacoli mostrandosi forti e sereni.
Per vivere al meglio una realtà sportiva ci affidiamo a colui che più ci gratifica, colui che ci fa gioire e battere il cuore ogni qualvolta osserviamo il suo viso stremato e festoso, colui che diventa il nostro eroe, colui che da bambini ci proteggeva dal buio, e da grandi ci permette di accantonare i problemi in un cassetto per novanta minuti. Ognuno ha i suoi, che più si adattano al proprio essere, chi preferisce il mantello o chi la maschera. Tra i miei ci sono loro due, coloro che mi hanno fatto compagnia tra i banchi di scuola, in macchina, in treno, o in una stanza buia e silenziosa, coloro che mi ricordano che prima di essere uno sportivo si è un uomo, e che volendo si può essere entrambe le cose.

Grazie ragazzi, comunque vada

Bentornata, primavera

Scritto il 30 mar, 2012 | 2 commenti

Lo scontrino, grazie

Scritto il 10 gen, 2012 | 8 commenti

Spesso la soluzione è lì, davanti ai nostri occhi, facile e indolore.
Sempre spesso, noi – genere umano -, facciamo prevalere quella roba lì che si chiama “sentimento” sulla ragione.
Se poi il genere umano è italiano, ancora meglio.
Com’è che dicono: noi italiani siamo un popolo romantico, siamo gente che crede nell’amicizia, gente che mette i valori sentimentali prima di quelle robe che qualcuno volgarmente chiama: tasse.
Che parola brutta: tassa. Sembra quasi un’offesa, sembra quasi una punizione alla vita quotidiana.
Quando ero un bambino che accompagnava il papà a fare la spesa, ero uno di quelli che odiava stare in fila alla cassa, ero un bambino, è ovvio, direte in molti. Tant’è che mio padre per addolcire quel momento mi prendeva un ovetto kinder, che stava sempre lì, vicino alla cassa, chissà perché siano sempre circondate da cioccolattini, le casse.
Crescendo mi rendo conto che non solo i bambini odiano la fila alla cassa, affatto. Anche gli adulti, per alcuni è peggio di stare immersi nel traffico. Li vedi con la coda dell’occhio, sono affannanti, nervosi, e poi non stanno mai dietro di te, sono sempre leggermente alla tua destra o sinistra pronti a superarti.
Un brutto momento, la fila alla cassa.
Quante cose pensi in quel momento lì. Inizi a chiederti se dimentichi qualcosa, ti chiedi se la lampadina che hai in mano sia quella giusta, se quelle scarpe lì non sarebbe il caso di prenderle più grandi, se sarebbe il caso di prendere qualche panino in più.
Pensieri che si accavallano mentre il cassiere con quel bel sorriso ti saluta e ti chiede come sta tua madre, quel cassiere che è un amico, quel cassiere che non ti crea problemi se una sera non hai quei 30 centesimi, quel cassiere che ti risponde con «nessun problema, me li darai la prossima volta».
Quel cassiere con quel bel sorriso perso non appena abbandoni romanticismo e sentimento, e gli proponi la soluzione di tutto: «Lo scontrino, grazie.»

Non sono ancora le otto

Scritto il 16 dic, 2011 | 7 commenti

Non sono ancora le otto quando fai colazione mentre guardi la rassegna stampa di un qualsiasi telegiornale.
Hai già fatto la doccia. La barba decidi di farla domani che è sabato, così non rischi che domenica sia in quello stato tra il puntiglioso e il fastidioso.
Non sono ancora le otto e non devi neanche andare a lavoro.
Mentre decidi se indossare la camicia sotto un maglione mandi un messaggio. Per alcuni un messaggio al mattino ha lo stesso effetto del caffè. C’è chi preferisce una chiamata. Altri un sms. Uno di quelli tranquilli, indiscreti, non troppo invadenti.
Non sono ancora le otto e la camicia è da stirare, a quell’ora per un uomo è troppo, specie se devi metterti lì a cercare l’asse da stiro.
Fuori sembra esserci pure una bella giornata. Apri leggermente la finestra e alcuni raggi di sole non troppo invadenti entrano a farti compagnia.
Non sono ancora le otto quando ti accorgi che la giornata inizierebbe meglio con un bel disco in sottofondo, mentre controlli la posta e leggi una mail dove la tua amica dall’altra parte dell’oceano ti confessa di aver avuto quel lavoro che tanto aspettava.
Non sono ancora le otto quando inizi a scrivere con quella sensazione di aver vissuto da sempre.

Midnight in Paris? Si, ma nel presente.

Scritto il 11 dic, 2011 | 8 commenti

«Caspita, sarebbe bellissimo.»
È stato il primo pensiero dopo aver visto l’ultimo film di Woody Allen.
Certo però che a Parigi viene tutto facile, quelle strade, quelle luci, quei luoghi senza tempo.
Bravo Woody. Mi ha fatto trascorrere quasi due ore della mia vita calandomi nei panni di Gil, scrittore che vorrebbe vivere in un’epoca del passato.
Ritrovarsi nella Parigi degli anni ’20 ad una festa organizzata dai Fitzgerard, farsi una bevuta con Hemingway e una chiacchierata con Dalì, e magari innamorarsi della musa di Pablo Picasso.
Tutto molto bello. Come il messaggio finale.
Inutile guardare romanticamente il passato. Illudensosi magari.  Viviamo oggi, viviamo in questo presente, e in questo presente dobbiamo muoverci, amare, lottare, sognare, relazionarci, e strappare qualche brandello di felicità.
Cerchiamo di non sciupare l’opera più grande di cui siamo artefici e protagonisti: la nostra vita.