Media e Giornalismo

Il turismo dell’orrore

Scritto il 23 gen, 2012 | 1 commento

Ho scritto due righe per il DailyBlog sul disgusto provato ieri dopo aver visto questa foto.

Quando l’informazione diventa omertà

Scritto il 20 gen, 2012 | 6 commenti

Ho scritto un pezzo per Social Sicilia sul silenzio di questi giorni.

Quando l’informazione diventa omertà.

Quand’ero piccolo chiesi a mio padre il significato della parole “omertà“. Erano i tempi delle stragi, primi anni 90′, quando in televisione sentivi il nome della tua città subito dopo la parola “mafia”. Fin dai tempi delle elementari quando nasci e vivi in Sicilia c’è qualcuno che di tanto in tanto ti viene a dare lezioni sul perché e il come non essere omertosi, tra mille luoghi comuni.
Ricordo che alle medie un giorno venne un signore con la giacca e la cravatta… Continua

Sky, Caressa e Bergomi: quando la telecronaca diventa imbarazzante

Scritto il 30 ott, 2011 | 2 commenti

Fabio Caressa. È uno dei migliori telecronisti in circolazione, è capace, non ha una voce fastidiosa, è un intenditore di calcio, tecnicamente preparato, ed ha un grande dono: quello di spiegare al telespettatore in maniera facile e diretta ogni singola azione di gioco. Non dimenticherò mai il mondiale del 2006 con la sua voce che ci ha accompagnato per tutto il torneo dando voce alle emozioni di una nazione.

Beppe Bergomi. È bravo, senza dubbio. Un commentatore tecnico quasi mai fastidioso con quel tono pacato quasi a voler chiedere il permesso prima di parlare, elegante ed educato, quasi mai banale, ha un unico grande difetto, è interista.

Entrambi lavorano a Sky Italia, da anni ormai fanno coppia fissa in anticipi e posticipi di Serie A, i due si capiscono a meraviglia, quasi sempre d’accordo fanno il giusto mix; Caressa è un piacione, adrenalinico a volte irruento, molto “vox populi”. Bergomi; è preciso, sintetico, tecnico e pacato.

Al cuor non si comanda. Uno dei maggiori problemi di chi fa il mestiere del telecronista, è l’imparzialità, non è facile, anzi. La perfetta sintonia tra Caressa e Bergomi e il loro modo “tifoso” di raccontare le gare calcistiche è perfetto quando a giocare è la nazionale. Ma Mondiale ed Europeo sono ogni 4 anni, e nel frattempo i due devono tirare a campare commentando anche il campionato, in un Milan-Inter, o Roma-Inter, o che ne so, in un Inter-Juventus per esempio, dove i bianconeri se vincono vanno primi in classifica distaccando i rivali nerazzurri di ben 11 punti spedendoli in piena zona salvezza. Ora, Sky ha ricordato a tutti i suoi abbonati qualche giorno fa di aver toccato quota 5 milioni, grande traguardo mi verrebbe da dire, io pensavo: in questi 5 milioni di abbonati, quanti tifosi juventini ci saranno? considerando che la vecchia signora è la squadra con più tifosi in Italia, parecchi, mi sono detto. Ecco, a nome di tutti i tifosi juventini credo di poter dire che la telecronaca di ieri sera della coppia Caressa – Bergomi è stata a dir poco imbarazzante. E lo dico con tutta l’educazione e l’eleganza che i miei genitori mi hanno regalato. Perché se è vero che a giudicare il singolo episodio è facile essere imparziali, vai a dire che il rigore su Marchisio non c’era, l’avrebbe ammesso pure il grande Prisco – buonanima -, ma il comportamento avuto per l’intera gara con l’inneggiare in continuazione l’Inter al pressing, sottolineare il buon gioco dell’Inter – ma quando? ma dove? – è stato imbarazzante, vergognoso, oserei dire. Se si vanno a vedere i dati partita, il possesso palla, le conclusioni – nitide – a rete, le volte che la squadra bianconera poteva chiudere la partita, la telecronaca dei due compari diventa inestitente. E quando a 5 minuti dalla fine, la palla è nella metà campo nerazzurra vicino la bandierina, dopo che Del Piero da mezz’ora subisce falli e va vicino al terzo gol, e sento dire al telecronista: “l’Inter c’è la può ancora fare, mancano ancora 5 minuti più recupero, la Juventus è stanca”, a me verrebbe la voglia di disdire il mio “povero” abbonamento da 40 euro mensili. Perché finché è Bergomi, passi, è interista certo, vent’anni di maglia nerazzurra portata al petto non si possono dimenticare, puoi essere più sportivo ed imparziale del miglior Bagni, ma al cuor non si comanda, e se al gol di Marchisio ti esce la lacrimuccia e al gol sbagliato da Del Piero tiri un sospiro di sollievo… io ti capisco, ti perdono, anzi ti stimo, è giusto così, ma per favore, basta! dico sul serio, basta prendere in giro migliaia di tifosi juventini, milanisti, romanisti e via dicendo… con le tue telecronache da finto imparziale caro Beppe, perché non è così, perché il mestiere del calcio è passione, è cuore, e tu, per quanto bravo possa essere, non puoi continuare a prenderti\ci per degli emeriti imbecilli.

Al direttore di Sky Sport Italia: Fabio Guadagnini, chiedo rispetto, da abbonato. Non basta ricordare l’imparzialità ai suoi dipendenti, chiedo di non trovarmi più il signor Giuseppe Bergomi al commento tecnico durante le partite della mia squadra del cuore contro la “sua” Inter, chiedo di ricordare a Caressa che in dieci anni di telecronache non ho l’ho mai odiato tanto come ieri sera, e credo la pensino così anche quei tifosi Genoani che mercoledì a diretta gol seguivano la propria squadra contro la Roma completamente denigrata dal romano Caressa che al momento del gol vittoria di Kucka al 90′ a momenti si metteva a piangere, o come quei tifosi catanesi che ieri sera al gol di Bergessio contro il Napoli hanno sentito un Di Marzio – meglio quando si occupa di mercato, lasci perdere la telcronaca – completamente afflitto, che sperava nel gol del pareggio del Napoli più del miglior Auriemma.

Al signor Guadagnini ricordo che il calcio prima di essere un mestiere è uno sport, fatto di emozioni e sentimenti, e sta a lei scegliere i giusti interpreti per raccontare la storia di una partita, nel miglior modo possibile, non offendendo l’intelligenza di chi le paga lo stipendio.

Nella redazione del DailyBlog

Scritto il 5 lug, 2011 | 8 commenti

[comunicazione di servizio]

Io, ieri, sono entrato a far parte di una redazione giornalistica, il DailyBlogquotidiano online – per la quale curo già una rubrica musicale. Da ieri infatti oltre che di musica mi occupo anche di Cronaca, Politica, Daily Life, Web & Tech, e Sport.

Ringrazio Alessandro Olivieri per avermi dato questa opportunità.

Su Rosalio…

Scritto il 8 giu, 2011 | 9 commenti

Conoscete Rosalio ? è un urban blog palermitano. Il più importante, aggiungerei io. Ecco, da ieri ci scrivo anch’io, quindi se non ancora non lo seguite, iniziate a farlo.

: )

Un Grande Paese

Scritto il 21 mag, 2011 | 2 commenti

Ho da poco finito di leggere Un Grande Paese - l’Italia tra vent’anni e chi la cambierà – di Luca Sofri.

Un bel libro, veloce, sintetico, e che ti lascia qualcosa. Dopo aver letto parecchi feedback positivi, e le prime due pagine in libreria, ho deciso comprarlo. Alcuni direbbero «scorre via bene» altri «si legge in mezza giornata». Be’ io l’ho letto senza fretta, con attenzione, analizzandolo bene, cercando di trarre qualcosa che potesse essermi utile.

Parecchi sono gli spunti dove Sofri ha catturato la mia attenzione, un libro che parla del nostro paese, di politica e comunicazione, e di come dovrebbe e sarebbe il nostro paese tra vent’anni se ognuno di noi si comportasse in maniera giusta, Sofri cita Thomas Friedman «Noi siamo i buoni, vediamo di dimostrarlo».

Non voglio mettermi qui a commentare ed elogiare il libro, mi basta dirvi che se vi “attrae l’idea” andatelo a comprare, o fatevelo prestare. Ma ci tengo a condividere con voi un pezzo che mi ha incuriosito paricolarmente, un pezzo che prende tutti noi, che potrebbe esserci utile per il nostro presente e soprattutto futuro.

Quante volte ognuno di noi si è giusticificato dicendo «io sono me stesso» o ancora meglio dandolo come consiglio, «sii te stesso», una frase che vive nella quotidianità, e che in qualche modo come dice Sofri “giustifica” alcuni nostri comportamenti che spesso potremmo reprimere.

Luca Sofri scrive:

In generale, tra noialtri essere umani vige una certa sopravvalutazione della sincerità. A un certo punto abbiamo cominciato a spacciare per ipocrisia la buona educazione con cui sceglievamo cosa dire e cosa no, e a legittimare ogni accondiscendenza nei confronti di noi stessi definendola spontaneità: «Io sono fatta cosi…», «Ah, io dico quello che penso». Oppure, con ingenua simulazione di autocritica«Ah, io non posso farci niente, dico quello che penso» o «Io ho questo difetto, che dico sempre quello che penso».
Il problema è che è davvero un difetto, dire sempre quello che si pensa. Perché se uno pensa delle cose cattive o sgradevoli, forse è meglio che non le dica. Perché se uno pensa delle cose violente, o stupide, forse è meglio che le reprima. E questo ci porta – dalle parole ai fatti – a uno dei più catastrofici alibi costruiti dal genere umano per autosollevarsi e mettere in vacanza la propria responsabilità su di sé.
Sii te stesso.
Già, bravi. Sii te stesso. E se uno è stronzo? «Sii te stesso», con tutta l’aura di grande dignità che si porta dietro, è una tra le peggiori predicazioni della storia. E sta dentro questo grande ingranno autoassolutorio per cui limpegno, l’applicazione, il lavoro di comprensione delle cose giuste e di quelle sbagliate, l’aspirazione a essere migliori, finiscono per essere disprezzati come artificiose iprocrisie, di fronte alla pretesa nobilità del pigro e vile affidarsi alla propria natura.

«Sii te stesso» non solo assolve alla funzione di legittimare ogni pigrizia e ogni mancanza di impegno, ma implice che il «se stesso» abbia di per sé delle qualità comunque, giuidandoci in una direzione assai frequentata in questi anni di compiacimento e concentrazione su ciò che si fa. In quanto io, sono interessante. C’è un affetto collaterale e parallelo di questo atteggiamento che riguarda le nuove tecnologie e le opportunità che offrono di mantenere i propri interessi strettamente intorno a orizzonti ristrettissimi: segnalando libri, musica, amici che ci potrebbero interessare a partire da ciò che già ci piace. Finiamo per leggere solo cose con cui siamo d’accordo. Limitando quindi le possibilità di incontri e scoperte davvero nuovi, di adozione di pensieri finora ignorati, in favore di piccole variazioni sul nostro mondo di sempre: noi stessi.

Ovviamente questo è soltanto un brevissimo paragrafo del libro, dove Sofri spiega come l’essere se stessi alle volte è una mossa sbagliata, specie se hai una carica o un ruolo con molte responsabilità, prendete il presidente del consiglio per esempio, e le sue esternazioni che non sto qui a ricordare spesso giustificate da chi lo difende con un facile e banale «quanto meno lui è sincero, non è ipocrita». Io mi chiedo, si può essere educati e allo stesso tempo non ipocriti? assolutamente si, usando intellingenza e buon senso.