Uno scrittore deve essere sincero con se stesso.
Non importa tanto di che cosa scriva. Importa che la storia sia bella. Ed è bella se viene dalla vita vera e se i personaggi «mostrano coraggio e grazia nelle avversità».
Perchè Fifa 11 è il calcio.

p.s. Per chi volesse sfidarmi online su Playstation3 il mio nickname è Salvatore86.
C’è sempre una grande storia dietro un grande amore.

Quando Pietro è entrato nella stanza, avevo pensato che aveva degli occhi gentili, e che era timido. Portava un maglioncino aderente, anche se era ancora estate. Era felice di essere stato scelto per la casa del Grande Fratello, e mi sorrideva. Voleva piacere. Mi era sembrato umile, e molto giovane. Prima di allora, l’avevo visto solo nei filmati delle selezioni. Erano tutti entusiasti di lui, perché era muscoloso e palestrato ma leggeva libri di filosofia.Dopo quella volta, la prima che l’ho incontrato da sola, non l’ho rivisto sorridere spesso. Nella Casa, dopo pochi giorni, aveva sedotto Cristina, e si era inventato quell’impalcatura di coperte per fare l’amore con lei senza essere guardato. Non penso che avesse la minima idea di quello che stava succedendo fuori, delle prime pagine dei giornali, dello scandalo, delle dissertazioni sociologiche. Penso che volesse soltanto fare quello che sentiva, senza regole.
Io non avevo assolutamente capito che tipo era Pietro, la prima volta che l’ho incontrato. Avevo avvertito la sua sensibilità e la voglia di farsi conoscere, ma non avevo visto «il Guerriero». Nella casa invece era diventato il leader, e sappiamo tutti che il vero vincitore di quell’edizione, e di tutte le altre edizioni, è stato lui. Adesso suona retorico dirlo, ma io questo l’ho sempre pensato, come tanti. Il motivo è semplice: Pietro c’era, come persona. Aveva un’anima. Si chiedeva il perché delle cose, cercava se stesso.
Mi ricordo di aver pensato che era un tipo femminile, la prima volta che l’ho visto, e ora capisco che era per questo, per come era sempre alla ricerca di se stesso e di un proprio posto nel mondo. Di solito cercare la propria identità con tanta determinazione, e anche sofferenza, è una cosa più femminile che maschile. Dopo Cristina, si era invaghito di Marina, che era molto carina e seducente. Fare casino con le ragazze, a venticinque anni, è normale, pensai. Ma credo che gli sia dispiaciuto, di aver fatto stare male Cristina.
Quando è uscito dalla Casa era già insofferente delle etichette che gli avevano appiccicato. Non si era montato la testa, come ha pensato qualcuno, soltanto gli era caduto il mondo addosso, e lui non voleva farsi schiacciare né incasellare.
Ci siamo rivisti poche volte. Mandati qualche messaggio. Mi ringraziava perché parlavo sempre bene di lui, gli rispondevo che se lo meritava. Mi piacciono le persone che lottano per essere se stesse, anche quando essere se stessi è complicato e rende la vita difficile. O forse la vita è difficile per tutti, ma alcuni devono lottare di più.
Dieci anni fa, a Pietro piaceva leggere e piacevano le macchine veloci. Lo psicologo del Grande Fratello disse che era troppo audace e che doveva stare attento. Io non capii perché.
L’ultima volta che l’ho incontrato è stato alle Invasioni Barbariche, pochi anni fa. L’ho trovato molto cresciuto. Intenso. Sempre molto sensibile, anche troppo. Si scusava di cose di cui non c’era bisogno che si scusasse. Era affettuoso e aveva ancora quegli occhi gentili. Gli piaceva la natura, stare da solo, leggere libri di storia e di filosofia, gli piacevano i cavalli e la sua famiglia. Provava a fare l’attore, e ci riusciva bene, ma era molto severo con se stesso. Era una persona autentica, e credo che fosse una persona buona, Pietro.
Daria Bignardi
Se ne va, almeno cosi sembra.
Il mio lavoro qui è finito ha dichiarato non appena ieri sera la sua squadra alzava la Champions League. Voglio essere il primo allenatore a vincere la Champions con tre club diversi. Voglio entrare nella storia.
Lo “special one” che è entrato nei cuori dei tifosi interisti con il suo “Zeru Tituli” facendosi odiare da tutti gli altri.
Amato ma poi odiato dai media, Josè è stato vittima di se stesso e della sua “comunicazione” da irrispettoso e originale.
In 2 anni ne ha avute per tutti, non ha risparmiato nessuno, da Ranieri ad Ancelotti, passando per Lo Monaco (direttore sportivo del Catania) umiliato con un di Monaco conosco solo la città e il gran premio.
Si era presentato con un io non sono un pirla entrando nei cuori dei giornalisti, e se ne va urlando il calcio italiano non mi rispetta.
Il primo anno gli stessi giornalisti lo osannavano chiamandolo “genio della comunicazione” e qualche settimana fa invocavano il suo addio perchè da Febbraio è in silenzio stampa.
L’Italia non ti rispetta caro Josè? Tu parli di rispetto? a casa mia il rispetto si guadagna, e di certo non lo si fa umiliando gli avversari e mostrando loro poco rispetto.
Mai banale e forte personalità. Cosi i maggiori opinionisti lo etichettavano.
Ma io mi chiedo se si può essere originali mostrando la propria personalità rispettando il prossimo.
Perchè la personalità è sinonimo di cattiveria? di maleducazione?
Ipocriti, lo odiate perchè è sincero. Cosi lo difendono i tifosi interisti.
E qui mi pongo un’altra domanda. A chi piacerebbe un avversario che non ti rispetta?
In due anni ha vinto tutto quello che c’era da vincere, ma soprattutto la Champions League, motivo per il quale Massimo Mortatti gli ha sborsato 25 milioni di euro.
Non voglio addentrarmi nel tecnico, perchè Josè è un vincente, e lì non puoi criticarlo, ama il suo lavoro ed è un perfezionista.
Ha vinto in Portagallo, in Inghilterra e ora anche in Italia.
Andrà in Spagna, al Real Madrid. Per vincere e farsi odiare. Ma questo, non gli importa.
Arrivederci Josè.

p.s. Non mi mancherai.
Mi spingi oltre i miei limiti
e sento di vivere appieno la mia stessa vita,
in te ho incontrato me stesso
e ho guardato oltre,
oltre ogni inimmaginabile limite.
Ho guardato nel profondo dei tuoi occhi
cercando di comprenderti
ma, ho visto tutto quello che di me
mai avrei voluto vedere.
Ho visto la mia fragilità e la mia insicurezza
i miei sensi di colpa e i miei complessi
le mie paure e la mia insofferenza
ho visto le mie tenebre e i miei demoni
allora, ho guardato ancora oltre
e nel profondo del mio cuore, un mare in tempesta,
un oceano immenso dove tuffarsi e perdersi
e lì nel profondo della mia anima ho compreso!
Ho provato piacere e orgoglio
nel capire quello che oggi provo
nel sapere chi oggi sono veramente
adesso so che amo le cose belle
so che amo tutto quello che la vita mi offre
e una di quelle sei tu.
Paulo Coelho
dicono