Caro Diario

Arrivederci Roma

Scritto il 22 nov, 2011 | 14 commenti

«E’ bello viaggiare con te.»
Viaggiare è una delle cose che più mi piace al mondo. La stazione, gli aeroporti, i terminal bus, sono i luoghi dove la gente dà il meglio di sé, ho letto tempo fa. Sarà per questo che amo viaggiare, prendere un treno, un aereo o un bus. Adoro il momento del biglietto, quando mi avvicino per comprarne uno e il tizio mi chiede la destinazione, ho una sorta di liberazione e timidezza nel momento in cui la dico. La mia voce trema e la tonalità è in dissolvenza. La destinazione di un viaggio è il prossimo passo di vita. Quando mi siedo sul mezzo che mi porterà ho quei due minuti dove inizio a pensare quello che mi aspetta e non quello che mi lascio dietro. Mi piace pensare che una città può cambiare le persone. Le abitudini, il modo di parlare, di guardare gli altri. Spesso pensiamo che tra un viaggio lungo ed uno breve ci sia molta differenza. Credo non sia affatto così. Le differenze non stanno nelle distanze, ma nel modo in cui le affrontiamo. Sono abituato a viaggiare da solo, ad avere al fianco uno sedile vuoto, o se sono fortunato uno sconosciuto. Capita anche che la fortuna si trasformi in sfortuna quando lo sconosciuto si rivela una compagnia pessima, un misto di invadenza, maleducazione e paura di viaggiare. Negli ultimi tempi però a fare compagnia ai miei viaggi è una ragazza. Come me adora viaggiare, guardare fuori il finestrino e poggiare la testa sul sedile chiudendo gli occhi. La compagna perfetta per un viaggio. Viaggerei ogni giorno con la scusa di starle a fianco su un aereo o un treno. Adoro quando con quel tono pacato e curioso mi chiede quando arriviamo, mi fa sentire importante. O quando poggia la testa sulla mia spalla e socchiude gli occhi. Vorrei non arrivare mai, vorrei che il tempo si fermasse. Vorrei che qualcuno da qualche parte ci fotografasse e tra un anno o due mi mandasse la foto a casa con qualcosa di romantico scritto dietro.

«Abbiamo vinto! andiamo a Roma»

11 Settembre 2001: Il ricordo di quel giorno che cambiò il mondo

Scritto il 11 set, 2011 | 4 commenti

Sono passati dieci anni da quel giorno che cambiò il mondo. Dieci anni fa, gli Stati Uniti d’America subivano l’attacco terroristico che gli avrebbe cambiato l’esistenza. Io, dieci anni fa, avevo 15 anni, e lo ricordo ancora come fosse ieri. Erano le 15 e tre minuti in Italia, le 9 del mattino a New York, il volo United Airlines 175 si schiantava ad una velocità di circa 590 miglia orarie (circa 950 km/h) fra il 78º e l’84º piano della Torre Sud del World Trade Center. Ricordo che ero in camera mia quando mio padre urlando mi chiedeva di andare in soggiorno a vedere, non si capiva bene cos’era successo, se era stato un incidente o cos’altro, si susseguivano le notizie, il filmato che mostrava un aereo schiantarsi a tutta velocità contro il World Trade Center era agghiacciante. Mi viene la pelle d’oca a pensarci. La Cnn titolava: L’America è sotto attacco. Io a 15 anni, non avevo mai vissuto prima di allora una situazione di quel tipo, rimasi incollato alla tv. Mentre all’inizio si pensava, o si sperava, in un banale incidente, dopo qualche minuto arrivò la conferma, è un attacco terroristico, gli aerei sono stati dirottati da kamikaze e poi fatti schiantare. Tutto ciò non ha senso, pensavo, perché mai? Era il 2001, avevo 15 anni e non avevo nessuna connessione ad internet, quindi la mia unica fonte d’informazione era la televisione, grazie al satellite riuscivo a vedere la Cnn, quello era il mio modo per essere più vicino alla notizia. Dopo qualche minuto arrivò la notizia di un attacco al pentagono, seguita da un’altra terribile notizia che informava di un altro schianto, quello del volo United Airlines 93, a Shanksville in Pennsylvania. Nel frattempo, a New York le due torri crollavano, tutto il mondo, non soltanto l’America, viveva attimi di terrore. E’ guerra, pensavo. Fu un lungo pomeriggio, rimasi fino a sera sul divano a seguire l’edizione straordinaria che durò fino a tarda notte. Le immagini che arrivavano lasciavano a bocca aperta, lo sguardo attonito, il pensiero era per le persone intrappolate sotto le macerie, i familiari delle vittime, a cosa sarebbe successo dopo. Prima di sera, alcuni membri del Congresso riportarono alla Cnn che alcuni alti ufficiali dell’Amministrazione hanno detto di avere abbastanza prove per affermare che gli attentati sono opera di Osama Bin Laden e del suo network terrorista, al-Qaida. Osama Bin Laden, c’era lui dietro tutto questo. Da quel giorno ad oggi, sono accadute tante cose. La caccia ad Osama portò la guerra in Iraq, la cattura e l’uccisione di Saddam Hussein, e tanti, tanti altri avvenimenti che non sento il bisogno di riportare su questo blog. Caso vuole, che a quasi dieci anni da quell’attentato che sconvolse la vita di migliaia di persone, Osama Bin Laden venga catturato, ed ucciso. Quasi a chiudere un cerchio, un cerchio che però, non potrà mai essere cancellato.

Quella casa che ci ha resi una famiglia

Scritto il 25 ago, 2011 | 8 commenti

Una volta ho letto che uno dei modi migliori per superare un momento difficile, è ripetere a se stessi: la vita è bella anche per questo. Sarà, ma provare a cogliere dei lati positivi durante un momento difficile, non è per niente facile, anzi. Ma io ci proverò. Proverò a fare quello positivo – quale io sono – e ripetermi quanto la vita sia bella nonostante da ieri un’intensa parentesi della mia vita sia stata chiusa.
Non so se sia giusto definire “intensa parentesi” un periodo della mia vita durato più di due anni, più precisamente un luogo, forse è poco romantico, o forse cerco di “sminuire” il contesto per renderlo meno triste. Si forse è cosi. Anzi, probabilmente è così.
Da ieri, un luogo alla quale io allego un pezzo – importante – della mia vita non c’è più, quantomeno per me. Non avrei mai detto fino a qualche anno fa che mi sarei affezionato così tanto ad una casa, io che ho passato un’infanzia a fare traslochi, cambiando scuola e amici con una frequenza che avrebbe scombussolato l’infanzia di qualsiasi ragazzino. E invece si, è successo, a 25 anni, ieri sera tornando a casa mi sentivo come un ragazzino a cui chiudono il campetto di calcio del quartiere. Io che neanche ci vivevo in quella casa, no, a viverci era Lei, Laura, che mentre chiudeva la porta ieri sera vedevo passare tutti i momenti vissuti in quell’appartamento. Momenti che non ho condiviso soltanto con Lei, ma anche con persone che oggi sono diventi degli amici. Valentina, coinquilina nonché amica di Laura, la seconda persona ad accogliermi, ricordo che ridevamo al secondo minuto della nostra conoscenza. Ricordo anche che il primo giorno eravamo già lì a parlare della terza coinquilina, Giada, amica di entrambe, diventata nel giro di qualche mese “mia compare”. Giada, dolce e carina, con quello sguardo da persona oltre le apparenze, che si fida di tutti, una persona unica. Fatta conoscenza con le padrone di casa ogni qualvolta mettevo piede in quell’appartamento stavo bene, quasi mai in imbarazzo. Dopo qualche settimana dal mio ingresso arrivò un’altra persona che entro subito in perfetta sincronia con la casa, Ottavio, fidanzato di Valentina, ricordo che prima di presentarci ci siamo sorrisi, uno di quei sorrisi spontanei nella quale capisci che tipo di rapporto potrebbe essere. Simpatico è dir poco, con Ottavio – palermitano anche lui – si è arrivata a creare un’empatia immediata, oggi per me è un amico con la quale la serata senza di lui non sarebbe la stessa. Qualche mese dopo Ottavio in quella casa conosco il ragazzo di mia compare Giada, Peppe, che fino a quel giorno era il famoso Peppe, dopo averci parlato per qualche minuto capisco che ragazzo d’oro sia, l’uomo perfetto per lei. Da quella sera, Salvatore, Laura, Valentina, Ottavio, Giada e Peppe, diventano una famiglia. Un’unica cosa. Anche se la vita va avanti, e cercherà di allontanarci, io non vi dimenticherò mai, non sarà di certo quella settimana, o quel mese senza sentirci a farmi dimenticare i miei amici con la quale ho condiviso mille emozioni. Anche lontano da quella casa, noi siamo e saremo una famiglia.

Blog io parto, buon ferragosto.

Scritto il 12 ago, 2011 | 6 commenti

Ciao blog, senti un po’, ti volevo avvisare che domani parto, sto via qualche giorno, giusto per godermi le ferie per bene. Vado in un piccolo paesino che tanto mi piace, cercherò di rilassarmi, te lo prometto.

Tranquillo, tengo twitter acceso, quindi se hai bisogno di qualcosa sai dove e come trovarmi.

Ah, dimenticavo, mi raccomando per ferragosto, se vai al mare metti la protezione, quella alta che tu mica sei un marocchino come me, tu hai la carnagione chiara, quindi copriti, prendi uno dei miei cappelli se è necessario.

Vado a preparare le ultime cose, buon ferragosto a tutti.

Buon compleanno Salvatore, oggi ti porto a Favignana

Scritto il 2 ago, 2011 | 14 commenti

Eccomi qui, a scrivere del mio compleanno, divenuto ormai un appuntamento fisso col mio blog. Sono passati giusto 2 giorni, il tempo di riprendermi dalle mille emozioni che ho provato in quel 30 luglio passato meravigliosamente in un luogo magico qual è Favignana, un’isola a pochi chilometri dalla costa Trapanese, in compagnia di una persona speciale, Laura, che in questo blog non ha bisogno di presentazioni.

La giornata inizia presto, la sveglia che doveva suonare alle 7 fa il suo dovere, io un po’ meno visto che alle 7.18 mi rigiro ancora nel letto, giusto fino a quando il cellulare rimette a squillare ma stavolta non è la sveglia, ma mia mamma, la persona che 25 anni fa intorno a quell’ora mi ha messo al mondo. «E chi se la scorda» direbbe lei. Gli auguri di mia madre insieme a quelli di mia sorella non bastano per farmi alzare dal letto, ci pensa Lei, si Lei, ad entrare in camera con quella voce meravigliosamente assonnata a canticchiarmi quel «Tanti auguri» che avrei tanto voluto registrare e mettere come sveglia per il resto della mia vita. E’ il “buon compleanno” più bello che mi abbiano mai fatto. I suoi auguri fanno  si che il mio risveglio avvenga finalmente, alle 9.20 c’è giusto un aliscafo che ci aspettava pronto a portarci da Trapani a Favignana. Il tempo di preparare lo zaino e gustarsi un caffè come è giusto che sia e ci avviamo al porto, alle 8.40 riusciamo a fare i biglietti – c’era il pericolo di non trovare posto e rimandare la partenza – ma fortunatamente non è stato così. L’aliscafo è un katamarano del Ustica Lines, non uno di quelli “spider” che tagliano il mare dimezzando il mal di mare. Ed eccolo lì, il mal di mare, con la nastrina che insieme al caffè andavano su e giù che era una bellezza. «Tu guarda lontano» continuavo a dirle a Laura con un tono sicuro e incoraggiante, si lo ammetto in realtà lo dicevo a me stesso. Siamo quasi arrivati quando una bambina in braccio alla mamma rimette in pieno stile esorcista. Purtroppo – o per fortuna – non posso riportarvi la mia faccia.

Arrivati. Finalmente, direi. Oh, i 25 minuti più lunghi della mia vita, io che prendo 4 aerei in un giorno. Ad accoglierci c’è il vento, ed alcune persone che ci propongono di noleggiare le loro bici o i loro scooter. Un tipo ci regala una cartina, non importa se tapezzata di pubblicità. Ah, il pesce. Al porto di Favignana sembra di assistere ad un’asta di beni confiscati, quel pesce appena pescato che vendevano al prezzo dell’oro. Il tempo di una passeggiatina per rimettere a posto la nastrina e il caffè noleggiamo due bici, il tizio sembra simpatico, prima ci mette in sella e poi ci dice il prezzo, ed è pure meno caro di quanto ci aspettassimo. Nè io nè Laura eravamo stati a Favignana, ma lei con tanto di cartina tra le mani mi propone: «Fai strada tu?» «certo» rispondo io con tono sicuro che manco Indiana Jones. Il mio senso d’orientamento non sbaglia, ci allontaniamo dal centro e ci avviciniamo alla costa, alla prima acqua meravigliosamente azzurra e cristallina non resistiamo e ci fermiamo, giusto due tuffi ed un po’ di sole, ci rimettiamo in sella e proseguiamo verso la prossima meta, Cala Azzura. Pedaliamo per un paio di chilometri, un cartello ci avvisa di essere arrivati, ed anche i nostri occhi.

Cala Azzurra è meravigliosa. Sembra di stare in paradiso, il mare è spettacolare, l’atmosfera è unica. Troviamo un angolo dove poter buttare zaino e telo e ci fiondiamo in acqua. Sembra tutto perfetto. Dopo un paio d’ore decidiamo di proseguire il nostro cammino, giusto un breve pit stop in un bar per un ghiacciolo che ci rimette al mondo. Prima di risalire in sella Laura si decide a comprarsi un cappello – che tanto piacciono a me – ma che poco convincono lei. Ci rimettiamo in viaggio, prossima meta Cala Rossa che sembra distare un po’ di chilometri, allora decidiamo di fermarci a Bue Marino, sia per il caldo – considerata l’ora – che per l’occhio sinistro di Laura – che ha deciso di lacrimare senza motivo per più di due ore. Sarà il mare. Bue Marino è un altro luogo meraviglioso, montagne dove veniva estratto il tufo fanno da cornice ad un mare meravigliosamente blu. Il fondale è profondo e per arrivare in acqua bisogna fare una discesa tra scogli non semplicissima. Giusto il tempo di vedere una donna andar via in ambulanza per essersi rotta un piede che decidiamo di scendere in acqua, una nuotava e siamo di nuovo sù, tempo di asciugarci che ci rimettiamo in sella, sono quasi le 18, e la stanchezza nel pedalare si fa sentire ma Cala Rossa è a pochi chilometri, arriviamo, un altro luogo bellissimo, ma le onde e l’orario ci portano a rinunciare dal tuffarci in acqua. Il panorama è spettacolare, sarebbe perfetto per una foto, ed ecco una ragazza che si propone fotografa… ed oggi fanno due. La gente qui è cordiale, è serena. Di nuovo in sella destinazione centro dell’Isola, arrivati ad un bivio senza insegna ci accodiamo a due ragazzi con la speranza che vadano in centro, male che vada c’è sempre google maps – penso – ma del navigatore non vi è bisogno, riusciamo ad arrivare in centro chiedendo un paio d’indicazioni – vecchie maniere – ed arriviamo al porto, consegniamo le bici e via per una passeggiata in centro. E’ il momento perfetto per un gelato, è sempre il momento giusto per un gelato, aggiungerei io. Buono, non mi sporco neanche.

Abbiamo il tempo di sederci e rilassarci pensando alla bellissima giornata trascorsa, con malinconia ossserviamo la gente che arriva nell’isola, «ma tanto torniamo,vero?» mi domanda Lei, «certo che torniamo» le rispondo io. Arriva l’aliscafo, con la paura di imitare la bambina di oggi mi concentro a guardare lontano, un’altra volta. Ma il mare stavolta sembra calmo ed il viaggio è più tranquillo, menomale.

Arrivati a casa e scartati i miei bellissimi regali, la serata sembra concludersi tranquillamente quando di sorpresa spunta una torta. Si, una torta, per me. Le volte che ho ricevuto una torta per il mio compleanno si contano sulle dita di una mano. E questa volta c’era una torta ad attendermi, fatta dalla mamma di Laura, la signora Giovanna, che ha perso un pomeriggio della sua vita per fare con le sue mani una buonissima torta. Soffiata alle candeline con tanto di desiderio espresso.

Questo è il mio primo post da 25enne,  ci tenevo a condividere col mio blog e con chi mi legge alcune delle tante emozioni che ho provato in quel 30 luglio, un’altra meravigliosa giornata trascorsa insieme a Lei. Grazie, a Lei.

p.s. Ringrazio tutte le persone che mi hanno fatto gli auguri di buon compleanno, in primis le mie amiche, Ele e Denny che dall’America hanno sfidato il fuso orario e con delle mail bellissime hanno cercato di farmi commuovere, ma non ci sono riuscite – son forte io eh – ed Adriana, la mia amica milanese, senza dimenticare ovviamente  mia compare Giada, la Santuvitara. Grazie, anche a voi.

Non smetterò di correre

Scritto il 20 lug, 2011 | 4 commenti

Non potrei mai fare a meno della corsa. Oggi pomeriggio per esempio, sono andato a correre. È il 20 Luglio e sono in Sicilia, «sarai mica pazzo» vi starete chiedendo, e io vi rispondo di no. Cioè un po’ si, ma non in questo caso. E vi spiego il perché: la temperatura non era elevatissima, ci saranno stati quei 28 gradi – che di questo periodo trovare la temperatura sotto i 30 da queste parti è quasi impossibile – e in più c’era quel venticello che portava via i cattivi pensieri. Wow. Che bello che è stato. Di sudare ho sudato, ho faticato parecchio a dire il vero, da quando tradisco l’aria aperta col tapis roulant della palestra faccio più fatica, è normale lo so. Sarà pure la vecchiaia eh, vi ricordo che tra 10 giorni esatti compio 25 anni, “ti avvicini alla trentina” mi ricorda mia madre. Io puntualmente le ricordo che alla trentina mi separano ancora 5 anni, che non sono pochi, neanche tanti lo so, ma non pochi. Alcuni dicono che a 25 anni cominci a diventare l’uomo che sarai, altri che se sei un ragazzino, tale rimani. Sono soltanto teorie, certo, e non posso mica sapere cosa farò e che uomo sarò a 30 anni. Di una cosa sono certo però: non smetterò di correre. : )