Ci sono percorsi nella vita che anche se non vivi da protagonista li senti parte di te, anche se ti appartengono a metà e li guardi da lontano offrendo una mano quando vedi la difficoltà salire dal gradino più basso. Mi sono sempre chiesto a cosa serva dare un premio ad un attore non protagonista, invece spesso sono quelli che con un paio di battute, con uno sguardo o un sorriso riescono a regalare le giuste emozioni a chi protagonista lo è. La vita è un palcoscenico, dicono, e non sempre va vissuta da protagonisti.
Oggi è uno di quei giorni dove la vita mi ha regalato un premio da non protagonista. Uno di quei giorni dove il cuore ti batte a mille e cerchi di trattenere le lacrime per l’emozione di vedere coronare il sogno alla persona a cui sei stato accanto dall’inizio. Emozionarsi, provare lo stato d’animo della felicità per qualcun’altro è uno dei motivi per cui vale la pena vivere ed essere innamorati. Oggi sono fiero di Lei, fiero del suo percorso, dei suoi sacrifici, di quelle notti insonni, di quei pianti senza un motivo, di quelle giornate passate ad aspettare una telefonata o un messaggio sul cellulare. Oggi è il suo giorno, e io la osservo più innamorato di ieri.
Auguri, Laura.


Girando per diversi blog tra cui quello della collega blogger Federica Piersimoni ho notato un’iniziativa che mi ha incuriosito: i migliori 7 post del mio blog. L’iniziativa partita da Tripbase consiste nel “linkare” quello che secondo te è il post più bello, quello più popolare, il più controverso, il più utile e quello di cui sei più orgoglioso. Mi limiterò a scegliere quelli scritti dal 2011 ad oggi, tre anni di post son troppi, ho una vita io. L’iniziativa vuole inoltre che inviti 5 blogger a fare altrettanto, ma siccome non mi piacciono divulgare le catene di S.Antonio, mi limiterò a rispondere di me stesso.
Il post più bello. Difficile sceglierlo, o forse no. Uno di quei post nati senza scopo, senza niente, solo con la voglia di scrivere e buttar già riga dopo riga cercando di dare un senso alle emozioni: La distanza che vale la pena vivere
Il post più utile. Non penso di scrivere post utili, quantomeno in senso lato. Ma se dovessi sceglierne uno forse Twitter e Vip: un connubio irritante sarebbe quello più adatto.
Il post più popolare. Controllando le statistiche del post più letto da inizio 2011 ad oggi, vince senza ombra di dubbio: E’ l’Ora di Jovanotti, un saggio del suo tempo. Una “recensione” al suo ultimo disco. Il post fu anche pubblicato sul sito ufficiale di Lorenzo, sono soddisfazioni.
Il post più controverso. Difficile trovare post controversi in questo blog. Non sono nè Grillo nè Travaglio. Vengo in pace, e difficilmente mi trovo a scrivere cose in cui attiro le ire della gente. In questa categoria faccio una strappo alla regola e vado più lontano del 2011 e arrivo a Novembre 2010, quando ho scritto un post su uno dei rapper più conosciuti in Italia, il migliore forse, anzi, senza forse: Rap Futuristico.
Il post che non ha avuto l’attenzione che meritava. Qui è molto dura, non per fare il tipo che trova difficoltà a trovare un difetto, ma perché guardando i numeri i post che reputo “belli” hanno avuto tutti la propria opportunità. Forse quello che più mi fa rimanere male è: La playlist per una corsa mattutina, ma lo scrivo col sorriso eh.
Il post il cui successo mi ha sorpreso. Sarebbero più di uno i post in cui l’apprezzamento dei lettori è andato oltre le mie aspettative. Lo scontrino, grazie è forse quello che mi ha sopreso di più.
Il post di cui vai più orgoglioso. Questa è bella, ne metterei dieci, ma opto per uno, quello che tutt’oggi quando lo rileggo sorrido, sollevo le sopracciglia e mi domando da dove siano venute le parole: Amerai una donna quando…
Rileggendo questo post mi sembra scritto da uno di quelli lì che si prendono troppo sul serio. Ma anche no, quantomeno non nel mio caso. Ho deciso di farlo per rivivere in qualche modo l’ultimo anno trascorso da queste parti ma anche perché negli ultimi tempi non scrivo molto per questo luogo, qualcuno mi dà del venduto simpaticamente, io sorrido e forse gli dò ragione. Ma non è proprio così, e presto lo vedrete, spero.
Eppure sembra ieri.
Quando quel freddo pomeriggio di febbraio decisì di fare il gesto che avrebbe cambiato la mia vita.
Per alcuni è il gesto più naturale del mondo. Quello più semplice. Quello più bello.
Ma non è per niente facile, anzi.
La fanno facile quelli che dicono: ti basta guardarla negli occhi e viene tutto da sé.
Ma anche no. Non è così.
Sarà facile per te, controllare quei mille battiti al secondo, le mani che ti tremano e la voce spezzatata dall’emozione.
Senza parlare della paura del rifiuto. Del non è il momento giusto. Del sarebbe meglio aspettare. Quella scena che hai mille volte visto e rivisto dentro la tua testa.
Magari sperando che venga fuori come una di quelle scene da film dove il protagonista appoggia le mani sul viso di lei, scostandole i capelli con un dito mentre con occhi intensi la guarda sussurandole qualcosa di impercettibile, nel frattempo lei muove lentamente le labbra quasi a ricordargli che non vede l’ora che accada.
Magari. Ma non è così. Quei due secondi in cui decidi di fare il gesto più bello e naturale d’amore sembrano interminabili, cerchi di nascondere il panico, ti accorgi che hai le mani sudate mentre la salivazione è già sparita da un pezzo.
Ti avvicini a lei con la velocità degna del miglior casablanca e la baci, sperando che nel frattempo lei rimanga più tempo possibile con le sue meravigliose labbra sulle tue.
Oggi sono già trascorsi tre anni, da quel bacio.

E niente, oggi appena sveglio ho messo su ‘sto disco.
Un modo perfetto per iniziare la giornata, non trovate?
Il primo post dell’anno è sempre bello. Ha qualcosa di speciale.
L’altro giorno mentre ero in viaggio mi ero accorto di non aver scritto nulla per l’ultimo dell’anno. Niente ultimi post o auguri di felice anno nuovo. Dimenticanza? forse no.
Quest’anno non mi andava. Non mi andava di fare bilanci, buoni propositi e bla bla bla.
Il blog ha compiuto tre anni lo scorso dicembre e a ripetere le stesse cose si diventa monotoni, e chi mi conosce sa che non mi piace esserlo. Quindi ho saltato. Ho fatto un salto nel 2012, in silenzio, senza avvisare o commentare. Perché è pure giusto così. In un’era dove tutti hanno la possibilità sentendo il bisogno di commentare ogni cosa è anche bello rimanere in silenzio, a volte.
Vi lascio con il bellissimo regalo che mi ha portato Babbo Natale.

Direi che ha letto la cartolina.
Mancano giusto due giorni a Natale.
Quest’anno le due festività capitano durante il fine settimana. «Sfiga lavorativa» la chiamano alcuni.
Il freddo arrivato all’improvviso ha ricordato a tutti noi che Babbo Natale sta arrivando. «Lui sopra i 10 gradi proprio non si parte», così mi hanno detto.
Io credo in Babbo Natale. Credo ai regali, all’alberello, al camino.
Ogni anno scrivo una lettera che poi non spedisco mai, spero che sia lui ad indovinare o quantomeno a decidere quale dono sia giusto regalarmi.
Bello il Natale. Oddio non lo so. Cioè forse si o forse no.
Da un lato mi piace. Il sentimentale che c’è in me si diverte a fare i regali, un po’ meno il mio portafogli. Mi piace l’idea del ritrovarsi per pranzi e cenoni. Credo che il natale abbia il dono di coprire con un velo anche l’ipocrisia che abitualmente regna in questi ritrovi occasionali. Merito sicuramente anche del cibo, del vino e della tombola.
Dall’altro lato però Natale mi inculca tristezza. Ma non vi sto a dire il perché, altrimenti che Natale sarebbe.
Buon Natale

dicono