«Caspita, sarebbe bellissimo.»
È stato il primo pensiero dopo aver visto l’ultimo film di Woody Allen.
Certo però che a Parigi viene tutto facile, quelle strade, quelle luci, quei luoghi senza tempo.
Bravo Woody. Mi ha fatto trascorrere quasi due ore della mia vita calandomi nei panni di Gil, scrittore che vorrebbe vivere in un’epoca del passato.
Ritrovarsi nella Parigi degli anni ’20 ad una festa organizzata dai Fitzgerard, farsi una bevuta con Hemingway e una chiacchierata con Dalì, e magari innamorarsi della musa di Pablo Picasso.
Tutto molto bello. Come il messaggio finale.
Inutile guardare romanticamente il passato. Illudensosi magari. Viviamo oggi, viviamo in questo presente, e in questo presente dobbiamo muoverci, amare, lottare, sognare, relazionarci, e strappare qualche brandello di felicità.
Cerchiamo di non sciupare l’opera più grande di cui siamo artefici e protagonisti: la nostra vita.

Alla Juve impegnata in coppa ieri sera ho preferito il nuovo fortunatissimo film di Pasquale Luca Medici meglio conosciuto come Checco Zalone, Che bella giornata.

Arrivati giusto in orario in una sala quasi esaurita (500 persone) dopo 8 giorni dall’uscita, ci accomodiamo in posti che non erano proprio il massimo, un po’ laterali, ma tutto sommato si vedeva bene. Non appena il film inzia capisco subito che sarà una risata continua, lui “giovane” ragazzo di origini meridionali che vive al nord sogna di diventare un carabiniere ma viene bocciato per la terza volta, poi arriva la raccomandazione da un vescovo per diventare capo della sicurezza al Duomo di Milano, e lì sarà l’inizio della fine.
Sulla falsa riga del primo film, Checco Zalone racconta temi di attualità (anche scottanti) con ironia e sarcasmo, non dimenticando il pezzo forte che lo ha reso quello che oggi lui è, ovvero l’ignoranza. Può sembrare semplice, ma in realtà non lo è affatto. Non basta fare il cretino e mostrarsi ignorante per far ridere, ma Pasquale ci riesce, perché è riuscito a creare un personaggio che ha qualcosa di ognuno di noi, Checco è cosi scontato e facile che è semplicemente geniale.
Ho visto Cado dalle nubi qualche mese fa, rifiutai di vederlo al cinema poiché pensai al solito “film-commerciale-banale-demenziale” ecco, magari sarà stato pure così, ma capace di farmi ridere dall’inizio alla fine. Chiamalo scemo, ma Checco Zalone è riuscito con quel film a crearsi “un precedente” cinematografico, tant’è che oggi, la gente accorre numerosa nei cinema a vedere un suo film.
Leggero, veloce, vero, pieno di cliché, a tratti romantico, Che bella giornata merita il vostro sorriso, non sarà un caso se in due giorni ha battuto il record d’incassi, non esiste Avatar o Harry Potter che tenga, Checco Zalone è un personaggio autentico.
Finalmente, dopo più di una settimana dall’uscita (per la felicità della mia ragazza), siamo andati a vedere il nuovo film di Luca Lucini, La donna della mia vita.
Parto dal presupposto che a me la commedia italiana piace, quantomeno un certo tipo, quindi togliete i cinepanettoni. Ero molto incuriosito dopo aver visto il trailer, la presenza di attori come Alessandro Gassman, Stefania Sandrelli e Luca Argentero hanno incrementato la mia curiosità.
Degna delle migliori commedie all’italiana il film si basa su un intreccio amoroso che coinvolge la famiglia dove Alba (Stefania Sandrelli) è la madre di Giorgio (Alessandro Gasmann) e Leonardo (Luca Argentero), due figli dai caratteri opposti ma con una donna che li accomuna, Sara, interepretata da Valentina Lodovini la nuova fidanzata di Leonardo, ma con ancora la testa all’ex, che guardacaso è Giorgio, il fratello.
Film divertente, a tratti banale, imprezziosito dall’interpretazione di alcuni attori come la Sandrelli appunto e Giorgio Colangeli nei panni del marito, Sandro. La coppia Gassman – Argentero sembra funzionare, aiutati dai personaggi completamente opposti danno vita a una commedia che vuole essere ironica raccontando il più comune dei problemi sentimentali, il tradimento.
Un film che supera la sufficienza, che consiglio di vedere a chi piace la commedia sentimentale, ironica e poco impegnativa.
Cresciuto con i suoi film, le sue battute e le sue espressioni facciali, per uno come me che mette l’ironia e il sarcasmo come ingredienti fondamentali di vita, Leslie Nielsen è stato un maestro della comicità con quell’ironia elegante e mai volgare.
Rip, Leslie.
Finalmente ieri sera sono riuscito ad andare a vedere The Social Network, uno dei film più attesi del 2010, quel film che un tipo come me non poteva assolutamente perdersi.
Il film racconta la migliore invenzione della nostra epoca, Facebook.
Vi confesso che finito il film mi è salita una tristezza incredibile, dopo aver letto che Mark Zuckerberg (il fondatore) è oggi il più giovane miliardario del mondo, con un patrimonio di 25 miliardi di dollari… ecco, a me è salita quella vena di tristezza\sfigaggine.
Il film che al di là del concetto di Facebook cerca di spiegare una filosofia di vita che ancora oggi nel nostro paese è molto lontana, ovvero di non cercare il lavoro, ma di inventarselo.
L’altro giorno un mio amico dopo aver visto il film mi scrisse; dottò, bisogna inventarsi qualcosa!
E’ incredibile come da un’idea banale o geniale (dipende dal punto vista), Mark sia diventato uno degli uomini più ricchi e potenti del pianeta. L’idea di riuscire a creare un sito con tutto quello di cui la gente ha bisogno sarà passata a tutti gli addetti ai lavori prima di Zuckerberg, ma soltanto lui ha avuto la genialità di metterla in atto.
Se foste gli inventori di Facebook, avreste inventato Facebook, disse Mark alle persone che lo portarono in tribunale accusandolo di avergli rubato l’idea.
Il film è fatto molto bene, dalla regia di David Fincher all’interpretazione degli attori, Jesse Eisenberg nei panni di Mark Zuckerberg fa un’interpretazione geniale, con quei tic e quel modo di parlare che innervosiscono anche lo spettatore, ottima anche l’interpretazione di Justin Timberlake nei panni di Sean Parker (per lui si parla anche di Oscar) che ha avuto un ruolo molto importante nella creazione di Facebook, un po’ anonima a mio avviso invece l’interpretazione di Andrew Garfield nei panni di Eduardo Saverin cofondatore e presidente finanziario del progetto.
Un film che va visto hanno detto in molti, un film che va fatto nostro aggiungerei io.
C’è sempre una grande storia dietro un grande amore.
dicono